Ruolo della ubiquitinazione HTT nella malattia di Huntington

 

 

GIOVANNI ROSSI

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 24 gennaio 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

La malattia descritta per la prima volta da George Huntington nel 1872 in vari membri di una famiglia come corea, ossia disturbo neurologico caratterizzato da movimenti a scatti aritmici involontari degli arti, è una malattia genetica autosomica dominante dovuta a mutazione in un allele del gene HTT (huntingtina), sito sul braccio corto del cromosoma 4 (4p16.3), e oggi denominata malattia di Huntington. Fa parte del gruppo dei disturbi neurodegenerativi ereditari definiti PolyQ diseases, dovuti ad espansione del tratto di triplette ripetute CAG, tradotto in un segmento proteico poli-glutamminico abnormemente esteso e causa dell’alterata configurazione della huntingtina responsabile della neurotossicità.

L’ubiquitinazione è un contrassegno degli aggregati di HTT mutante, che precede e si ritiene che promuova la loro degradazione o il loro accumulo. Anche se gli studi sui meccanismi patogenetici sono molto intensi, finora il modo in cui gli specifici eventi di ubiquitinazione determinano il destino della HTT mutante in vivo non è ancora chiaro.

Pengfei Qi e colleghi, usando un modello murino knock-in, hanno dimostrato che l’ubiquitinazione specifica ai siti di lisina K6 e K9 ha un ruolo critico nella regolazione dell’HTT. Infatti, prevenendo il legame all’ubiquitina in questi siti si invalidava la clearance della proteina, si promuoveva il suo accumulo nucleare e l’aggregazione, e portava ad una accelerazione della disfunzione neuronica, all’atrofia cerebrale e a un inesorabile declino comportamentale.

(Qi P. et al., Prevention of ubiquitination at K6 and K9 in mutant huntingtin exacerbates disease pathology in a knock-in mouse model. Proceedings of the National Academy of Sciences USA – Epub ahead of print doi: 10.1073/pnas.2527258122, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Department of Human Genetics, Medical Faculty, Ruhr University of Bochum, Bochum (Germania); Institute of Medical Genetics and Applied Genomics, University of Tuebingen, Tuebingen (Germania); Network Biology Research Laboratories, Technion-Israel Institute of Technology, Haifa (Israele); The Rappaport Faculty of Medicine and Research Institute, Haifa (Israele); The Technion Integrated Cancer Center, Technion-Israel Institute of Technology, Haifa (Israele).

Le malattie da ripetizione di CAG-poliglutammina (PolyQ) costituiscono un gruppo di malattie neurodegenerative ereditarie causate dall’espansione in regioni genetiche codificanti dei tratti di triplette CAG ripetute, che determinano la biosintesi di una proteina anomala per un segmento poliglutamminico eccessivamente esteso. Tali polipeptidi sono alterati per struttura e funzione. Le malattie da espansione di triplette CAG più studiate sono la malattia di Huntington, l’atrofia muscolare spinale e bulbare (SBMA), l’atrofia dentatorubra-pallidoluisiana (DRPLA) e sei forme di atassia spinocerebellare (SCA1, SCA2, SCA3, SCA6, SCA7, SCA17). Con l’eccezione della SBMA, malattia associata al cromosoma X, tutte le altre patologie da espansione di triplette sono ereditate come carattere mendeliano autosomico dominante.

Tutte le malattie PolyQ presentano una correlazione inversa tra il numero delle ripetizioni di CAG e l’età di esordio della malattia, risultando in un fenotipo patologico più grave quando la malattia è trasmessa da una generazione all’altra, a causa dell’aumento della lunghezza del tratto CAG nell’allele mutato: questo fenomeno è detto anticipazione.

Fin dai primi studi al microscopio ottico, che evidenziavano la presenza di corpi inclusi, è noto che queste malattie si caratterizzano per la formazione di aggregati di proteine con responsabilità patogenetica, come inizialmente fu dimostrato in un modello murino transgenico di malattia di Huntington e nei tessuti cerebrali di pazienti affetti da questa malattia o da SCA3 (Davies et al., 1997; Di Figlia et al., 1997; Paulson et al., 1997). Successivamente, numerosi studi hanno dimostrato che i corpi inclusi formati dagli aggregati delle proteine alterate da un tratto poli-glutamminico troppo lungo, possono rappresentare un tentativo della cellula di neutralizzare la tossicità di queste proteine (Arrasate & Finkbeiner, 2005; Slow et al., 2005; Rub et al., 2006).

Una mole straordinaria di studi è stata prodotta per indagare il ruolo della conversione di β-monomeri di proteine PolyQ in oligomeri: si rilevò dapprima che l’aggregazione dei monomeri poteva avvenire con processo testa-a-testa oppure testa-a-coda (Takahashi et al., 2008), poi si stabilì, grazie a studi in vivo, che l’aggregazione è un processo costituito da numerosi passi con la formazione di vari intermedi (Thakur et al., 2009)[1].

Negli anni successivi si è seguita principalmente la pista delle modificazioni post-traduzione quali processi rilevanti per la regolazione delle proteine alterate da polyQ: la fosforilazione, l’acetilazione e la sumoilazione sono state indagate a lungo, ma solo di recente si è giunti a comprendere l’importanza dell’ubiquitinazione.

La localizzazione subcellulare degli aggregati mutati della HTT influenza criticamente la loro tossicità neuronica: gli aggregati a localizzazione nucleare contribuiscono maggiormente alla neurodegenerazione.

I risultati dello studio di Pengfei Qi e colleghi stabiliscono che l’ubiquitinazione in siti specifici è un modulatore-chiave della patogenesi della malattia di Huntington. Ma consideriamo più in dettaglio il lavoro.

La localizzazione subcellulare degli aggregati di HTT mutante influenza criticamente la loro tossicità neuronica: le aggregazioni patologiche della HTT a sede nucleare contribuiscono maggiormente alla neurodegenerazione di quelle localizzate nel neuropilo. Gli studi precedenti degli stessi autori avevano dimostrato che, l’ubiquitinazione sito-specifica dei residui di lisina nelle posizioni K6 e K9 della HTT, influenza in modo rilevante le proprietà di aggregazione della HTT mutata e condiziona la quota di cellule sopravvissute nei campioni testati. La rilevanza in vivo di questi cambiamenti non era stata chiarita e definita, e proprio a questo scopo i ricercatori hanno allestito gli esperimenti dello studio qui recensito.

Pengfei Qi e colleghi hanno generato due modelli murini di malattia di Huntington (HD) di tipo Knock-In (KI), KI-HD, in cui l’esone 1 della Htt del topo era sostituito dall’esone 1 HTT mutante umano, contenente 134 triplette pure CAG (citosina-adenina-guanina). Una di queste due linee KI porta due sostituzioni lisina-arginina (K˃R) in corrispondenza dei residui di lisina 6 e 9 per bloccare l’ubiquitinazione sito-specifica (linea Q134RR).

Rispetto ai topi di controllo Q134KK, i topi Q134RR presentavano un accumulo più pronunciato sia delle forme solubili della HTT mutata, sia delle forme aggregate della proteina. Evidenza rilevante: le sostituzioni K˃R acceleravano la cinetica del processo di aggregazione delle fome mutate della HTT, con la conseguente formazione di grandi “corpi inclusi” in una esclusiva localizzazione nucleare.

I topi Q134RR hanno fatto registrare all’osservazione comportamentale: infermità motorie ad esordio più precoce e con progressione peggiorativa più rapida, atrofia dell’encefalo ed elementi istopatologici distintivi della neurodegenerazione.

Presi insieme, tutti gli esiti di questa sperimentazione forniscono un’evidenza chiara in vivo del ruolo cruciale svolto dall’ubiquitinazione sito-specifica in corrispondenza di K6 e K9 nel modulare gli aggregati dell’HTT mutata e la patologia tipica della malattia di Huntington. Oltre al ruolo patogenetico, l’ubiquitinazione in questi siti specifici può essere un target per nuove strategie terapeutiche.

 

L’autore della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Giovanni Rossi

BM&L-24 gennaio 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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[1] Le indicazioni bibliografiche complete di tutti gli studi citati si possono chiedere all’autore di questa recensione.